Vetrate Artistiche e Presbiterio

Se nella chiesa possiamo trovare un luogo specifico dove la luce che entra dalle vetrate artistiche assume un significato pieno e preciso, liturgico e soprattutto sacro, questo è sicuramente il presbiterio. La finestra stessa, anche priva della vetrata artistica, attira il nostro sguardo verso l’abside: nel momento stesso in cui entriamo in una chiesa medievale per esempio, la chiesa di una abazia cistercense con la sua intensa penombra, il nostro spirito anela e si rivolge alla luce che i nostri occhi individuano proprio nell’area più importante del luogo sacro. E in questo caso, dove spesso le vetrate erano sottili fessure, non vi è spazio per l’istoriazione, per un racconto ma solo per il colore della luce stessa che andava dal bianco al beige dell’alabastro che un tempo veniva utilizzato a chiusura di queste luci architettoniche.

Prima con il Romanico e poi con il Gotico queste luci sono divenute più grandi, inizialmente per illuminare gli affreschi parietali che decoravano le superfici interne delle chiese, divenendo in seguito la tela, lo spazio luminoso su cui si trasferirono i racconti biblici grazie ai maestri vetratisti francesi, inglesi, italiani, dalle splendide vetrate della Cattedrale di Chartre a quelle del tardo gotico italiano del Duomo di Milano.

Come per il duomo di San Zeno a Verona, dove il Mantegna fece aprire una nuova luce laterale per illuminare la sua pala, la vetrata di abside (e in particolare le vetrate laterali di abside) può quindi avere un valore tecnico o se vogliamo “indiretto”, con il compito di creare la giusta atmosfera e di valorizzare gli altri elementi dellarea presbiteriale; oppure quando disposta centralmente, in un numero che solitamente varia da uno a tre come possiamo vedere anche nella piccola chiesa del Monastero di Bose vicino a Biella, può avere un valore liturgico preciso ed essere protagonista della liturgia che si svolge in questo luogo, segno che va ad aggiungersi agli altri, indialogo con i diversi fuochi liturgici.

Queste tre piccole vetrate però, richiamo alle architetture degli antichi monasteri, sono bianche, prive di qualsiasi calore e di un significato intrinseco aggiunto a quello del numero, della disposizione e della forma. Anche la semplice lastra di vetro soffiato biano in questo caso potrebbe essere un valore aggiunto rendendo la luce che entra vibrante e creando un magior raccoglimento e atmosfera.

Se nel Gotico si era arrivati all’opposto, con absidi luminosissimi e richi di vetrate che erano vere e proprie pareti di vetro dove si era completamente perso il valore della luce come punto preciso a cui guardare in favore di un luogo sacro immerso nella luce (se vogliamo richiamo alla città di Luce che era la Gerusalemme Cieleste), nel tempo c’è stato un ritorno all’utilizzo della luce in un modo più consapevole e mediato, una via di mezzo tra i due estremi.

Nelle opere di PROGETTO ARTE POLI questo è abbastanza chiaro. Da una parte perchè si inseriscono in una architettura esistente che spesso ricerca già un valore liturgico nella disposizione, nel numero e nella forma delle luci architettoniche, dall’altro perchè con l’utilizzo di vetro soffiato a bocca di altissima qualità riescono a creare la giusta atmosfera per il luogo sacro, terzoperchè riesce con un linguaggio contemporaneo ad esplicitare un messaggio che arriva dritto al cuore dei fedeli.

Un esempio è la vetrata di San Nicolò di Verona, vetrata contemporanea che si inserisce armonicamente in contesto storicizzato riuscendo a valorizzare l’area presbiteriale: la vetrata attenua la luminosità dell’abside riportando in evidenza il presbiterio antistante, una vetrata che, con il suo disegno astratto è in dialogo attivo non solo con i fuochi liturgici ma anche con il vecchio altare tridentino e soprattutto con i fedeli. Un esempio di come anche l’attenuazione della luce sia una valorizzazione in quanto ripristino del dialogo tra architettura e liturgia.

Un secondo importante esempio di vetrata è sicuramente quella di San Fidenzio sempre a Verona: la vetrata è un lucernario a mezzaluna che con la sua luce bagna e trasforma l’area presbiteriale con la sua luce e vibrazione. al bianco luminoso si sovrappongono i colori e i riflessi del vetro soffiato che sono come un richiamo al Creato che dall’esterno riesce in questo modo ad entrare nel Luogo Sacro ed Essere partecipe della liturgia. E’ una soluzione molto particolare che non è semplicemente una soluzione tecnica: la vetrata è veramente protagonista, vista attraverso i suoi riflessi che cambiano continuamente nell’arco della giornata e dell’anno.

Ad ogni modo non mancano esempi di vetrate artistiche che hanno un intento simile a quello delle vetrate delle grandi cattedrali gotiche e cioè quello di immergere il fedele nella luce del sacro: un esempio ormai noto è sicuramente quello delle vetrate di Avellino, dove grandi triangoli multicolori hanno un disegno prevalentemente astratto, alternate da vetrate simboliche dedicate a Maria. Come nelle antiche cattedrali anche qui, seppur con uno stile moderno e un’architettura consentita dal sapiente utilizzo del cemento armato, le pareti della chiesa sono letteralmente fatte di vetro.

In questo caso però, ed è un altro aspetto molto interessante da tenere in considerazione, vi è una sinergia tra vetrate artistiche e illuminazione artificiale, infatti proprio in corrispondenza dell’altare le vetrate si interrompono per lasciare lo spazio ad un fondale realizzato completamente in cemento armato, illuminato sostanzialmente da luce artificiale e dalle inziale e finale del grande ciclo mariano del registro superiore.

Sarebbero moltissimi gli esempi di vetrate artistiche realizzate per i presbiterii di altrettante numerose chiese in tutta italia e nel mondo ma la cosa migliore è sicuramente visitare l’atelier artistico per scoprire veramente cosa c’è dietro la bellezza di questi capolavori.

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