La Chiesa di Vetro: una chiesa e un restauro che fanno storia

bara casali16[English Version]

Una chiesa fatta quasi interamente di vetro nella periferia di Milano, più precisamente a Baranzate. Vetro tecnico che si inserisce in una struttura di metallo e cemento. Vetro bianco opaco che crea un’atmosfera unica e difficile anche solo da immaginare, che crea un luogo sacro come non se ne erano mai visti fino ad allora. Era il 1956 quando gli architetti Mangiarotti, Morassuti e Favini progettarono quella che ancora oggi viene chiamata “Chiesa di Vetro”, ed in due anni un’idea che precorreva i tempi con un minimalismo divenne realtà: una costruzione non solo all’avanguardia ma che sarebbe stata un pezzo importante nella storia dell’architettura italiana.

bara casali 17Ma come per tutte le opere d’arte che si spingono oltre la tradizione, che sono non solo frutto di geniali intuizioni ma anche di interessanti sperimentazioni, c’è il rischio che queste opere siano più delicate e non solo più preziose e pregiate. Questo capitava in passato come oggi: basti pensare all’ultima cena di Leonardo da Vinci… bellezza, artisticità e tecnica non sono sempre sinonimo di durabilità.

La chiesa di vetro era costituita da pannelli di vetrocamera all’interno dei quali gli architetti decisero di inserire del polistirolo: da una parte per creare l’effetto di luce desiderato dall’altro per tenere la temperatura. Scelta a suo tempo molto interessante ma che si rivelò negli anni successivi poco accorta.

IMG_20130424_142704Il polistirolo sotto l’azione del sole, sia del calore che dei raggi uv, degrada e collassa su se stesso all’interno del vetrocamera, la conseguenza è un conseguente degrado dell’ambiente interno, dell’atmosfera della chiesa, il luogo sacro perde così la sua sacralità e la chiesa appare “smaterializzata” come uno scheletro le cui carni si vanno via via staccando. Si perde il filtro tra ambiente interno ed esterno: il solo vetro acidato non basta a filtrare la luce e la chiesa non è più l’architettura pensata in origine come se un violento “terremoto” avesse distrutto gran parte della particolare muratura.

Il Restauro

Dal 2012 al 2016 avviene il restauro di quest’opera così particolare, realizzato da Progetto Arte Poli con la direzione e supervisione dello studio SBG Architetti e degli stessi autori architetti, per ridare alla Chiesa il suo aspetto originale ma al tempo stesso portare le prestazioni energetiche in linea con le disposizioni odierne. La sfida è proprio quella di ottenere il giusto coefficente termico con dei vetri che riproducessero l’originale effetto visivo del polistirolo: Progetto Arte Poli ha così messo a disposizione la propria competenza nel settore delle vetrate artistiche e del vetro piano per inviduare il giusto “pacchetto” di vetrocamere sovrapposte e vetro modellato con la corretta tramatura.

_MG_4598 modificataOltre al vetro Progetto Arte Poli si è occupata anche della struttura, cioè dei telai che dovevano contenere questi vetri e fissarsi alla struttura portante originale. Uno studio approfondito ha portato alla realizzazione di telai e coperture in acciaio con verniciatura pallinata per ottenere lo stesso effetto dell’intelaiatura originale. Moltissimi campioni e prove hanno portato finalmente alla definizione e alla realizzazione di qualcosa destinato a durare nel tempo.

_MG_4607 La chiesa oggi è un’architettura di vetro, acciaio e cemento estremamente luminosa, come se fosse fatta di luce, una luce avvolgente, che finalmente torna ad essere non solo luce creata ma simbolo della Luce creatrice e cioè di Dio stesso. Non è possibile non pensare alla Gerusalemme della visione giovannea, non solo per questa luminosità ma anche per la forma stessa della chiesa: un edificio segno della modernità e della contemporaneità, segno del continuo progredire della comunità riunita lungo la Via, diviene simbolo della méta posta alla fine dei tempi.

In occasione del Milano Design film Festival del (19-22 Ottobre 2017) La fondazione Aldo Favini e Anna Gatta ha prodotto un film documentario sulla realizzazione di questo restauro, dalla progettazione iniziale alla consegna della chiesa alla parrocchia Nostra Signora della Misericordia alla quale è dedicata. Un “saggio audio-visivo” come lo hanno definito gli stessi autori di un progetto e delle metodologie che hanno messo in rapporto architettura, ingegneria e soprattutto l’idea innovativa di un intervento di restauro che ha consentito la “riscrittura dell’opera”

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