Le vetrate artistiche di Chartres e il restauro lapideo

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La polemica dopo tre anni dall’inizio dei lavori, e un anno dal termine, non si placa: il restauro della cattedrale di Chartres ha sconvolto un po’ tutti, ma in particolar modo chi l’aveva visitata prima dell’intervento. Le domande che non lasciano le menti dei più sono sempre le stesse “era veramente così in origine?” oppure “non si poteva intervenire diversamente?” Sappiamo che il restauro francese affonda le sue radici in una politica di ripristino che dà molta più importanza all’istanza estetica che a quella storica, e a volte mi soprendo più del nostro continuare a sorprenderci nonostante sia giusto continuare ad indignarci.

Gia nel 2014 Artribune denunciava “Un restauro a dir poco radicale della cattedrale di Chartres non lascia traccia del passaggio del tempo, degli eventi, degli incidenti consumati nel corso di oltre ottocento anni dall’inizio della costruzione.” (Carlo Berarducci)

Cosa ha comportato questo nella lettura delle vetrate artistiche? Le vetrate, con la loro nuova cornice color panna, hanno perso il contrasto che le rendeva leggibili, hanno perso la forza che avevano prima dell’intervento, derivante dall’essere “luce nell’oscurità” e non “luce nella luce”.

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Se prima il turista, l’appassionato, l’esperto, entravano nella cattedrale con il desiderio di ammirare la bellezza di queste vetrate, tramandata nei secoli, ora chi entra ammirerà la splendida architettura, seppur “finta”, coperta da strati di intonaco nuovo (che pian piano crederà essere originale), poi in secondo luogo cercherà di apprezzare le vetrate -anch’esse ripulite durante l’intervento- ma senza riuscirci pienamente: il colori sembrano ora sbiaditi e l’occhio è distratto dal nuovo dialogo con le modanature e i ricchi fregi.

Mentre il dibattito infuria i francesi non si espongono, alteri nella loro convinzione di aver riportato alla luce la loro bellissima cattedrale e non di averla in realtà nascosta, non di averla privata della sua luce attraverso la luce. Sicuramente quello che oggi abbiamo la possibilità di vedere è qualcosa di comunque bellissimo e unico: le ombre che si creano nei bianchi costoloni e il loro contrasto con il mattone facciavista, le dorature e le decorazioni a finto marmo, tutto concorre per farci provare qualcosa di nuovo, per sorprenderci facendoci leggere qualcosa che forse già dopo i primi anni di vita della cattedrale era illeggibile.

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C’è una cosa che spesso non consideriamo nel restauro architettonico, concentrandoci sul ripristino dei singoli elementi, ed è la conservazione dell’atmosfera; un’atmosfera che si è creata nel tempo, un’atmosfera intrinsecamente collegata alla storia del luogo sacro e che spesso lo definisce. La stessa atmosfera che ha ispirato poeti, scrittori, pittori e che forse oggi è andata completamente perduta.

Le vetrate artistiche concorrono, come abbiamo visto in precedenti articoli, a creare questa atmosfera, vivono all’interno e non all’esterno, vivono della luce trasmessa e non riflessa come invece fanno le altre superfici, ed è importante quindi trovare il giusto equilibrio tra queste luci, non solo per valorizzare correttamente e dare il giusto peso ad ogni singolo elemento ma anche per non perdere parte del loro messaggio: il buio, l’ombra, l’oscurità è ciò che dà valore alla luce, specialmente in un luogo sacro.

L’illuminazione artificiale forse può essere quell’elemento, seppur moderno, che se sapientemente usato può ripristinare questo equilibrio pur non potendo ridare al visitatore l’emozione di entrare in un luogo secolare, di leggere sulle superfici lo scorrere del tempo, di guardare questo luogo con la stessa ammirazione con cui guardiamo un vecchio saggio che non nasconde le sue rughe e i suoi acciacchi, segno indiscutibile della sua infinita esperienza.

Faremo fatica ad abituarci a questa nuova Chartres, che oggi stona come una vecchia signora appena uscita dal chirurgo estetico, ma confidiamo che un giorno questa dissonanza si affievolisca e sia per noi nuovamente possibile tornare ad ammirare i suoi bellissimi occhi, cioè le vetrate artistiche, che un po’ invecchiano ma restano sempre gli stessi e che ci fanno dire con certezza e oltre ogni dubbio “quella è la cattedrale di Chartres”

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