Il Restauro delle Vetrate della Cappella degli Scrovegni

CAPPELLA SCROVEGNI

E’ la fine del 2010 quando il comune di Padova sceglie Progetto Arte Poli per il restauro delle vetrate della bellissima Cappella degli Scrovegni. Famosa per gli affreschi del Giotto e non certo per le sue vetrate artistiche, il restauro ha richiesto molti studi che hanno portato ad una più approfondita conoscenza della storia di questo edificio.

Antiche rappresentazioni, ritrovamenti d’archivio, hanno evidenziato come inizialmente non vi fossero chiusure e che le luci architettoniche erano libere, come spesso capitava nel medioevo. Per proteggere gli affreschi si sono alternati tendaggi e vetrate più semplici per poi arrivare alle attuali vetrate artistiche realizzate a rulli.

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Le vetrate di abside si distinguono da quelle di navata, più semplici ma anche più antiche, sono tutte realizzate interamente con rulli e stellette, senza fasce perimetrali. Pur essendo meno artistiche di quelle di navata, queste vetrate hanno un fascino incredibile, vuoi per il diverso rapporto di luce con le superfici affrescate del catino absidale, vuoi per il sapore medievale delle stesse.

Le vetrate di navata, di più ampio respiro, sono suddivise in tre pannelli con simbolo centrale piccolo disposto al centro della vetrata. Il simbolo è lo stemma degli Scrovegni, che riprende l’etimologia del nome raffigurando una “scrofa” stilizzata. Questo simbolo si alterna ad un altro stemma, lo scudo rosso dei Carraresi.

La particolarità delle vetrate di abside e di navata sta sicuramente nelle stellette triangolari che non sono bianche bensi colorate: colori primari si alternano ad ogni fila di rulli disposti con lo schema esagonale, cioè disponendo i rulli in modo da massimizzare la superficie occupata dagli stessi.

Il ciclo di vetrate si conclude con un trittico di facciata, successivo alle vetrate già descritte anche cronologicamente, anche in questo caso a rulli ma con una minor valenza storico-artistica.

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Il degrado delle vetrate era esteso ed evidente: i piombi di legatura delle vetrate di abside non reggevano più i rulli, erano presenti numerose frecce di imbarcamento dei pannelli, e di conseguenza anche numerosi rulli fratturati e con mancanze evidenti che causavano infiltrazioni. Per quanto riguarda le vetrate di navata la situazione era migliore grazie alla presenza di un controvetro esterno di protezione. Questo controvetro ha però causato l’accumularsi di polvere e detriti, anche per la presenza di aperture per il ricircolo dell’aria, rendendo col tempo le vetrate opache e meno luminose.

Il restauro effettuato è stato un intervento estremamente conservativo: tutti i rulli non irrimediabilmente fratturati sono stati recuperati saldando con resine acriliche specifiche tutte le fratture. Tutti i rulli sono stati numerati, puliti con specifici solventi e riccollocati nella loro originale tramatura. I piombi di legatura sono stati ripristinati ove possibile, rimuovendo il degrado causato da uno scorretto utilizzo degli acidi di saldatura, e sostituiti se non recuperabili.

Una volta completato l’intervento su ogni pannello, questi sono stati ricollocati nel loro telaio originale in ferro, opportunamente restaurato e verniciato.

La particolarità dell’intervento è sicuramente la rete di protezione esterna delle vetrate di abside che è stata sostituita con una rete in acciaio a maglia stirata per minimizzare l’impatto visivo dall’esterno.

A protezione delle vetrate di navata sono stati infine collocati controvetri esterni con filtri UV e IR, impedendo lo scolorimento e il surriscaldamento delle superfici interne.

Il risultato finale ha riportato la luce naturale all’interno della cappella degli Scrovegni, la stessa luce che li illuminava subito dopo la loro realizzazione da parte di Giotto. Il restauro delle vetrate si è posto in effetti a conclusione dell’intervento di restauro degli affreschi poichè non basta solamente riportare alla luce un’opera d’arte ma anche ridare luce, ridarle la luce originale, la luce che merita e necessaria per apprezzarla pienamente.

Il restauro è stato fatto in collaborazione con l’Università di Padova, che si è occupata della ricerca d’archivio e delle analisi scientifiche fatte sui campioni di vetro, e l’attenta supervisione del Comune di Padova.

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