I grandi della Vetrata Artistica: Gerhard Richter

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Uno dei grandi artisti che hanno per certo fatto la storia dell’arte contemporanea, è l’artista tedesco Gerard Richter. Inizia la sua carriera all’inizio degli anni 50 ma solo nel 2007 realizzerà una delle più particolari e discusse vetrate artistiche dei nostri giorni.

Nasce a Dresda (Sassonia) in Germania nel 1932 (quasi coetaneo del maestro Albano Poli), un anno dopo il matrimonio dei suoi genitori, suo padre era insegnante nel paese in cui è cresciuto e sua madre aveva 25 anni quando naque Gerhard. La famiglia si trasferì a Dresda quando il padre prese in mano il birrificio di famiglia e sua sorella nasce nel novembre 1936. Probabilmente forzato, il padre entra a far parte del partito nazional socialista senza diventare mai un sostenitore del nazismo.

Nel 1942 Gerhard era troppo giovane per far parte dei Giovani di Hitler, l’anno successivo si trasferisce con la famiglia a Waltersdorf dove il padre fu costretto a vendere il suo pianoforte. A sedicianni lascia la scuola e inizia a fare apprendistato nel settore del marketing e a collaborare nella realizzazione di scenografie come pittore; nel 1948 Gerhard finisce la scuola professionale e tra il 49 e il 51 lavora come apprendista pittore e pittore egli stesso. I suoi lavori per l’ingresso all’Accademia di Belle Arti di Dresda vengono definiti “troppo borghesi” ma riesce comunque nel 1951 ad iniziare la sua istruzione accademica avendo come professori tra gli altri Karl Von Appen, Heinz Lohmar e Will Grohmann.

Richter è un artista che ha indagato il campo delle relazioni tra l’illusione e la realtà e anche se le sue opere negli anni appaiono molto diverse tra loro, sono tutte accomunate da un unico tema, quello della realtà come proceso di creazione materiale e revisione, mezzo per avvicinare le immagini -cioè le idee e gli ideali irraggiungibili- attraverso la forza del dubbio. Si autodefinisce un surrealista, la cui preoccupazione non è l’arte ma sempre per cosa l’arte possa essere usata. Arte fotografica, dipinti, sculture, in italia possiamo ammirare alcune opere anche presso il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo a Roma.

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Nell’ambito delle vetrate artistiche la sua opera più conosciuta sono sicuramente le vetrate realizzate per la cattedrale di Colonia, richieste nel 2002, all’apice della sua carriera ed in contemporanea con una retrospettiva realizzata presso il MoMA, e svelate nel 2007: 113 metri quadrati di vetrata a collage costituita di 11500 pezzi di vetro quadrato che si mescolano in 72 differenti colori rievocando un suo celebre dipinto del 1974 intitolato “4096 colori”. L’artista, pare, non ha chiesto alcuna commissione e la vetrata per il solo materiale, realizzazione e montaggio è costata 370.000 euro coperti da donazioni dei fedeli (1000 benefattori circa).

Al cardinale Joachim Meisner la vetrata non è piaciuta, preferendo una vetrata figurativa e pensando che una vetrata di questo tipo possa star bene piuttosto in una moschea o altro luogo sacro ma non certo in una cattedrale come quella di Colonia. Tra le altre cose Richter si è apertamente professato ateo anche se i suoi tre figli e la sua terza moglie sono stati battezzati proprio in questa chiesa.

Nonostante le critiche mettiamo Richter tra i grandi della vetrata artistica perchè con la sua opera ha sicuramente innovato e artisticamente provocato, sorpreso e rinnovato quest’arte, comunicando anche come le moderne tecnologie non pongano limiti ad un’espressione che deve essere contemporanea e non ispirata per forza al passato anche se il contesto è una cattegrale gotica. Il collage come abbiamo visto in un nostro precedente articolo consente questa libertà espressiva liberando il colore dalla legatura e consentendo al mastro vetratista di interpretare fedelmente il bozzetto iniziale.

Queste vetrate sembrano essere una moderna scomposizione delle antiche vetrate andate distrutte, come se fossero state ricomposte con tanti pixel colorati per ripristinare la stessa vibrazione e cromia della luce entrante: osservando le colonne e i fregi gotici illuminati da questa luce l’emozione, la sacralità e il raccoglimento è lo stesso. Guardandole invece possiamo fare fatica, come spesso accade nel linguaggio dell’arte contemporanea, a capire il significato di questa composizione ma, forse, è proprio questo a renderla una metafora dell’impossibilità di comprendere il disegno divino, una metafora di un mondo variegato, osservando il quale nascono in noi dubbi e domande su cosa si cela oltre, su come sia possibile codificare l’incodificabile attirandoci verso cio che resterà ignoto e alimentando quindi la fede.

Gli ultimi lavori di Richter risalgono al 2015, mentre continuano ad essere allestite mostre in Germania a lui dedicate.

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