I Mille Volti del Vetro Piano

Vetro Piano

Lucernario in vetro piano realizzato per Aeroporto (Foto di repertorio)

Titolo altisonante ma mai più veritiero, il vetro piano (anche detto vetro float) dalla fine degli anni 50 ad oggi si è evoluto, trasformato e contaminato, dando vita ad un’infinità di diversi prodotti che, per essere sempre aggiornati e al passo coi tempi, possiamo vedere alle fiere di settore come il Vitrum di Milano.

Il vetro Float (letteralmente “galleggiante” in inglese) viene inventato inventato da Alastair Pilkington per realizzare lastre di vetro piano di grandissime dimensioni e dall’elevata trasparenza, grazie alla fusione e la colatura del vetro sopra un bagno di metallo liquido (solitamente stagno, non spiegherò la procedura di realizzazione perchè complessa e varia a seconda della tipologia di vetro, è comunque facilmente reperibile in rete).

Il vetro float inizialmente si distingue dal vetro prodotto fino ad allora, per trasparenza e dimensione. Le prime importantissime trasformazioni del vetro float sono legate alla ricerca di una maggior resistenza, diminuendo la fragilità tipica del vetro: Tempera e Stratificazione.

La Tempera del vetro è un processo termico che imprigiona all’interno del vetro delle tensioni (forze) senza raggiungere la soglia di frattura del vetro. In questo modo quando vengono applicate delle forze contrarie a quelle “imprigionate” (per esempio spingendo o colpendo il vetro) queste andranno a compensare questa tensione che impedirà la rottura del vetro. Una dimostrazione della forza imprigionata all’interno del vetro è la rottura causata da un colpo accidentale all’angolo di un vetro temperato: il vetro si frantuma in una miriade di frammenti, reazione apparentemente ingiustificata e sorprendente per chi non sa che sono proprio quelle forze, improvvisamente liberate dal colpo, a causarla come l’esplosione di un palloncino.

Il vetro temperato viene utilizzato, nel caso delle vetrate artistiche, per mettere in sicurezza una vetrata: laddove lo spazio a disposizione risulta ridotto, posizionandolo esternamente come controvetro oppure come vetro esterno e/o interno di un vetrocamera. Viene utilizzato anche per la realizzazione di porte senza telaio e sostenute con pinze sulle quali può essere realizzata una vetrata a collage, oppure come balaustra, vetro strutturale e molte altre applicazioni.

Una diversa soluzione, che richiede spessori maggiori ma è più economica, è l’utilizzo del vetro stratificato, solitamente un 4+4 posto come controvetro oppure utilizzato esternamente e/o internamente per realizzare il vetrocamera. Per realizzarlo due float da 4 millimetri vengono accoppiati con una pellicola PVB o EVA in questo modo da una parte aumenta la resistenza, dall’altra in caso di rottura non si staccano pezzi di vetro e non si frantuma come il vetro temperato.

Per ottenere risultati ottimali è possibile stratificare un temperato ad uno stratificato o due temperati , in questo modo anche se il vetro temperato si dovesse rompere i mille frammenti non cadrebbero.

Le limitazioni del vetro temperato: particolari forme con curve molto strette non consentono la tempera e costringono all’utilizzo del vetro stratificato. Viceversa dove sono necessari dei fori per il fissaggio con pinze l’utilizzo del vetro temperato è obbligatorio per scongiurare la rottura del vetro sia in fase di realizzazione che di movimentazione.

Un’altra caratteristica che nel tempo è cambiata è la “chiarezza” del vetro. Un vetro float normale se guardato in spessore rivelava una leggera colorazione verde mentre i vetri definiti “extrachiari” non hanno questa colorazione (seppur leggera) con un aumento dei costi.

Trattamenti superficiali del vetro float hanno portato all’invenzione di vetri antiriflesso, molto utili per la protezione di vetrate storiche nelle facciate delle chiese antiche; ma anche vetri capaci di filtrare le radiazioni della luce entrante (UV e IR) particolarmente utili per la protezione di opere d’arte poste all’interno di un ambiente.

Esistono vetri float con particolari capacità termiche, definiti “bassoemissivi” che riescono a bloccare il calore all’esterno. Spesso utilizzati per realizzare vetrocamere particolarmente performanti anche con l’ausilio di gas Argon.

Vetro Piano con all’interno piccoli led, vetri con cellule fotovoltaiche, vetri che al passaggio di corrente elettrica diventano trasparenti quando prima erano satinati, vetri che si oscurano solo se illuminati dal sole…. insomma un’infinità di tecnologie in continua evoluzione che forniscono un importantissimo supporto al lavoro del vetratista artigianale, come accade nell’atelier Progetto Arte Poli, aumentando la sicurezza e la durata delle vetrate artistiche ma anche determinate caratteristiche tecniche.

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